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Paper Genders
Il tasso di suicidi è decisamente alto: negli Stati Uniti il 30% dei transgender si toglie la vita.

Molti rimpiangono la scelta fatta e, a distanza di 3, 5 o 10 anni, tornano al loro genere originario.

Putroppo molti finiscono per vivere situazioni di disagio: divengono alolisti, tossicodipendenti o cadono in depressione grave.

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«Io, vittima del cambiamento di sesso»

di Walt Heyer, 16-04-2013

La nuova normalità della psichiatria: le persone transgender

L'APA (American Psychiatric Association) rimuove il disturbo dell'identità di genere dalla sua classificazione ufficiale delle patologie mentali, mentre avanza la spinta verso l'accettazione della chirurgia di riattribuzione del sesso.

Boston – Il termine disturbo dell'identità di genere è stato eliminato dalla nuova edizione della guida ufficiale dell'APA per la classificazione delle patologie mentali, nota come DSM-5.

Mentre in precedenza un uomo che si identificasse come donna (o vice versa) avrebbe potuto essere classificato come affetto da una patologia mentale, ora il DSM-5 utilizza il termine “disforia di genere”, che significa che si tratta di un disturbo mentale solo se si è turbati da questa identificazione di sé. Esultano gli attivisti nella comunità LGBT, che da anni facevano pressioni sull'APA.

E questo mese, nel Massachusetts, studenti, genitori e insegnanti reagiscono con preoccupazione a un recente documento programmatico del Commissario per l'Istruzione di quello Stato, in cui si stabilisce che le scuole pubbliche dovrebbero permettere agli studenti di scegliere quali bagni e spogliatoi usare, sulla base della loro identificazione di genere e non della loro anatomia.

Questo passo segue a distanza ravvicinata l'ordinanza di un giudice federale, che nel Settembre scorso ha disposto che lo Stato del Massachusetts si faccia carico di provvedere all'operazione di “cambiamento di sesso” per un detenuto.

Anche l'ONU è recentemente intervenuta sul tema, con una risoluzione dell'Assemblea Generale contro le discriminazioni in cui l'identità di genere è posta sullo stesso piano della razza, del credo, della religione e dell'orientamento sessuale.

Ma la Chiesa Cattolica continua a sostenere una visione molto diversa, secondo la quale l'identità sessuale biologica dell'individuo è immutabile.

Appena prima di Natale, papa Benedetto XVI, nel suo Discorso del 2012 alla Curia  Romana, definì il rifiuto  del carattere innato delle identità sessuali maschile e femminile come una negazione di Dio. Papa Benedetto affermò: «La profonda erroneità di questa teoria e della rivoluzione antropologica in essa soggiacente è evidente. L’uomo contesta di avere una natura precostituita dalla sua corporeità, che caratterizza l’essere umano. Nega la propria natura e decide che essa non gli è data come fatto precostituito, ma che è lui stesso a crearsela».

Le dichiarazioni di Benedetto XVI rafforzano il pronunciamento emesso un decennio fa dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, mentre egli ne era il Prefetto: il sesso di una persona che si sottopone a terapia ormonale sostitutiva  e/o chirurgia di riattribuzione del sesso (un intervento di cosiddetto  “cambiamento di sesso”) rimane invariato.

Quindi, decretò la Congregazione, è vietato alterare i certificati di battesimo di persone transgender, e tali persone non sono idonee ad accedere al sacerdozio o alla vita religiosa.

 

Transgender mediatici

 

A partire dagli anni '50 con il primo transgender famoso negli Stati Uniti, George/Christine Jorgensen (1926-89), le storie di transgender e transessuali sono apparse periodicamente sui media, spesso presentate in una luce favorevole. Nel 1982, per esempio, un episodio della popolare serie televisiva The Love Boat, «Gopher's Roommate» (il compagno di stanza di Gopher), vide la partecipazione di MacKenzie Phillips; nell'episodio uno dei personaggi principali giunge ad accettare la nuova identità sessuale del suo ex compagno di stanza che si è sottoposto a un intervento di “cambiamento di sesso”.

Negli ultimi anni si è avuto un ulteriore aumento dell'accettazione sociale dei transgender, sempre più presentati come una normale variante del comportamento umano. Nel 2011 Chastity/Chaz Bono, il più famoso transgender statunitense, assunse il ruolo di partner maschile nel programma televisivo della ABC Dancing With The Stars (Ballando con le Stelle). Più recentemente i media hanno riportato la storia di Gabrielle Ludwig, il primo transessuale che gioca a basket al college sia nella squadra maschile che in quella femminile.

Transgender è un termine in evoluzione e dalle molte sfaccettature, ma è di solito usato per una persona che, nonostante la propria biologia fisica, scelga di identificarsi come membro del sesso opposto. Molti di quelli che hanno questa convinzione completano un processo della durata di due anni che comporta la terapia ormonale sostitutiva e la chirurgia di riattribuzione di genere, diventando in tal modo anche fisicamente, oltre che psicologicamente del genere opposto.

Lo scopo di tali procedure è far sì che una persona appaia come un membro del sesso opposto; attraverso la chirurgia si rimuovono i genitali di una persona e li si sostituiscono con genitali artificiali del sesso opposto. I genitali  di nuova acquisizione, tuttavia, sono disfunzionali e il paziente, più che essere sottoposto a un “cambiamento di sesso” funzionalmente efficace, viene efficacemente sterilizzato. Inoltre, l'identità genetica di un individuo che si sottopone a tali procedure mediche rimane completamente quella che è stata dal momento in cui è stato concepito come nuovo essere umano.

 

Chi richiede la chirurgia

 

Calcolare il numero di Americani che si sono sottoposti a un “cambiamento di sesso” può presentare delle difficoltà, perché molti scelgono di recarsi oltreoceano, dove l'intervento costa meno. Nei sistemi sanitari di gestione pubblica è più facile tenere i conti. Il Servizio Sanitario Nazionale del Regno Unito, per esempio, ha riferito che nel periodo 2000-2010, su una popolazione di circa 60 milioni di persone, 853 uomini e 12 donne si sono sottoposti all'intervento di cambiamento di sesso.

Tradizionalmente i “cambiamenti di sesso” erano richiesti quasi esclusivamente da uomini, ma lo psichiatra del Johns Hopkins Paul McHugh  ritiene che questo fatto stia cambiando. McHugh è contrario a questi interventi e, alla fine degli anni '70, è riuscito a fare chiudere la Gender Identity Clinic del Johns Hopkins dove venivano effettuati. McHugh disse «Sta diventando una moda, una mania, specialmente tra i giovani».

Queste persone pensano che i loro problemi psicologici e sociali saranno alleviati passando al genere opposto. McHugh ha paragonato il fewnomeno al tentativo di Michael Jackson di rendersi “più anglosassone”, attraverso interventi fisici come la riduzione del naso, fino a rendelo talmente piccolo da costringerlo a indossare una mascherina. «Questo ha corrotto il suo rapporto con i medici, che gli hanno dato i farmaci che lo hanno ucciso» prosegue McHugh.

Mentre è possibile somministrare ai minori ormoni pericolosi allo scopo di indurre in loro lo sviluppo di caratteri sessuali secondari del sesso opposto, le leggi dello Stato li proteggono al momento dalla mutilazione genitale; i minori devono quindi attendere l'età adulta per sottoporsi alla chirurgia.

 

Il suicidio è diffuso

 

Ma i dati medici indicano che la chirurgia non può risolvere i conflitti soggiacenti che sono in gioco.

Le persone che si sono sottoposte a riattribuzione di genere soffrono spesso di gravi traumi emotivi e psicologici. Quasi la metà di loro tentano di togliersi la vita, e circa un terzo ci riescono. Molti abusano di alcool o droghe.

Nel 2003 uno studio, citato da McHugh, condotto in Svezia su 324 pazienti sottoposti a “cambiamento di sesso”, riscontrò che la procedura non era stata d'aiuto per i loro problemi emotivi e psicologici e evidenziava che questi pazienti «presentano rischi elevati di mortalità, comportamenti suicidari, morbilità psichiatrica (stati patologici) rispetto alla popolazione generale».

Alcuni transessuali rimpiangono la loro decisione di sottoporsi alla riattribuzione di genere e tornano alla loro identità sessuale originaria. Walt Heyer, 72 anni, un transessuale MtF (passato da maschio a femmina), ha vissuto per otto anni come donna. Si è pentito della sua decisione ed è tornato alla sua identità maschile.

Heyer è cresciuto a Los Angeles. Da bambino è stato abusato sessualmente da uno zio e, per motivi inspiegabili, veniva travestito da femmina dalla nonna. Nel 1981 ha iniziato il processo di “cambiamento di sesso” e nel 1983 gli sono stati asportati i genitali.

«La mia famiglia pensò che fossi impazzito», ricorda. «È molto doloroso vedere un familiare  delirante, con problemi psichiatrici o depresso scegliere un intervento chirurgico di cui non vi è necessità».

Il suo matrimonio ebbe fine e sua figlia si rifiutò di parlargli per otto anni. «Credo che sia importante che un transgender sia rifiutato», ha osservato Heyer, «perché, come nel mio caso, questo lo aiuta a vedere la realtà». (Heyer nota che da quando è tornato al genere di nascita il suo rapporto con la figlia è eccezionale).

La reazione del figlio è stata diversa. «Mio figlio, di 13 anni, mi ha detto “So chi sei interiormente; non puoi ingannarmi”. Sapeva che suo padre stava lottando e sperava che sarei riuscito a rimettere insieme la mia vita».

Come la maggior parte dei transgender, Heyer non ha mai avuto attrazione per lo stesso sesso e non ha mai avuto rapporti omosessuali. Quando si identificava come donna, frequentava travestiti omosessuali maschi che descriveva come effeminati, vistosi e volgari.

«È un'idea erronea che la maggioranza dei transgender siano omosessuali» spiega Heyer.

 

Conseguenze permanenti

 

Dopo avere lavorato per un certo periodo in campo psichiatrico, Heyer ha iniziato a pensare di avere commesso un errore: «Ero sopraffatto dal disturbo delirante e avevo bisogno di entrare in contatto con la realtà. Mi sono reso conto che nessuno può cambiare il proprio genere».

Heyer afferma che il processo di ritorno all'identità maschile è il «riconoscere che non sei mai stato una donna, che sei stato mutilato per sempre, e che non potrai mai tornare a funzionare nello stesso modo come uomo».

«Non c'è ritorno» sottolinea. «[Il chirurgo] ti ha mutilato nel modo più crudele, senza mai prendere in considerazione l'idea che quell'intervento potesse non essere necessario».

McHugh è d'accordo: «Tornare indietro non è facile. Non si può sostituire ciò che è stato amputato».

Un “cambiamento di sesso” prosegue Heyer «conduce su una strada di tremendo dolore». Egli ritiene che la scelta migliore per aiutare chi sta lottando con problemi di identità di genere sia il trattamento psichiatrico. Per quanto lo riguarda, Heyer ha trovato consolazione diventando Cristiano e «trovando la verità in Cristo».

La dott.ssa Denise Hunnel, membro di Human Life International, concorda che gli interventi chirurgici non possono cambiare l'identità sessuale innata di un individuo. «Dio ci ha fatto in un certo modo, maschi o femmine; non è una scelta nostra», afferma.

Come papa Benedetto, è angosciata dai tentativi di eliminare le differenze di genere. In un articolo pubblicato dal notiziario Zenit, ha citato l'esempio di una scuola svedese che sta adottando direttive per cercare di crescere bambini “senza genere”. Per esempio, non ci si riferisce agli studenti come ragazzi e ragazze, ma con il termine friends (che non distingue tra maschi e femmine). Le storie d'amore tra un uomo e una donna, come Cenerentola, sono bandite.

«Il desiderio di cambiare il proprio sesso è un disturbo» dice la Hunnel, che ha una laurea in biochimica e psicologia e ha prestato servizio come medico di famiglia per la US Air Force. «È disprezzo di sé. Le persone che si sono sottoposte a riattribuzione di genere hanno un problema di identità».

La dott.ssa Hunnel sostiene che la normalizzazione delle persone che hanno compiuto la transizione di genere danneggia la famiglia in quanto nega la complementarità di uomo e donna: «Se si nega il bisogno di complementarità, si nega la base della struttura familiare. Si apre anche la porta ad altre alternative, come avere tre o più persone piuttosto che un uomo o una donna».

«Vogliamo trattare le persone transgender con dignità e compassione. Tuttavia la vera carità esige che non incentiviamo i comportamenti disturbati. Accettare tali comportamenti non è vero amore», conclude.

Jim Graves, corripondente di National Register da Newport Beach, California


Il cambiamento di genere: un disturbo delirante?

Brescia 13 Aprile 2013
Dalla differenza alla in-differenza sessuale
Gli equivoci del gender

Walt Heyer

Sono davvero felice di avere l’opportunità di essere con voi stamattina per festeggiare l’edizione italiana di Paper Genders. Condividerò con voi la mia battaglia personale con delle problematiche di identità di genere, che dura da cinquant’anni, e vi metterò anche a parte del modo in cui la mia vita è stata risanata da Gesù Cristo, che mi ha redento e riportato alla salute mentale.

Vorrei che rifletteste sui seguenti punti, che riguardano la salute e il benessere a lungo termine dei transgender:

  1. I transgender hanno bisogno di psicoterapia d’eccellenza, non di interventi chirurgici molto rischiosi che possono trasformarsi in dolore e pentimento a vita.
  2. I transgender hanno problemi psicologici che includono la depressione, l’ansia e disturbi dissociativi; questi contribuiscono tutti al tasso di suicidi che, fra i transgender, è pari al 30%.
  3. I transgender hanno bisogno di psicologi competenti nella diagnosi e in trattamenti che eliminino il desiderio di ricorrere alla chirurgia di cambiamento di genere.
  4. I transgender non nascono così e gli psicologi devono comprendere che la terapia da loro offerta può prevenire la chirurgia di cambiamento di genere.

Vi racconterò come all’età di 5 anni ero un bambino travestito da bambina e a 42 anni purtroppo mi sottoposi alla chirurgia di cambiamento di genere. Scoprirete come ho vissuto e lavorato per 8 anni nell’identità femminile di Laura Jensen. Vivere da transgender è stato divertente all’inizio, ma il

divertimento poi è svanito. È stato proprio allora che ho sentito il profondo dolore del rimpianto sopraffarmi.

Sono passato dal bambino che voleva diventare una femmina fino alla follia del cambiamento di genere, al quale tuttavia sono sopravvissuto.

Ne parlerò ancora più avanti, ma prima voglio ringraziare coloro che hanno reso possibile che io fossi qui oggi, e gioire per la pubblicazione in italiano di Paper Genders. Nell’edizione italiana è incluso anche l’eccellente studio scritto dal dott. Richard P. Fitzgibbons, psichiatra di Philadelphia, dal dott. Philip M. Sutton, psicologo dell’ Indiana USA; e da Dale O’Leary con la quale ho l’onore di condividere questo convegno. Voglio anche ringraziare il prof. Italo Carta, dell’Università di Milano, che ha scritto l’introduzione alla versione italiana di Paper Genders.

Nel 2011 io e mia moglie abbiamo pubblicato la versione americana di questo libro perché nessuno stava parlando o scrivendo nulla sulle terribili conseguenze della chirurgia di genere. Poiché mi ero sottoposto all’intervento chirurgico, avevo la possibilità di prendere la parola da un pulpito e da un’esperienza di vita decisamente unici per smascherare il lato oscuro dei fallimenti della chirurgia di genere. I transgender affrontano terribili conseguenze, che sono il diretto risultato del fatto che gli psicologi non sanno come fornire terapie efficaci per loro. Alcuni psicologi non sono disposti ad esplorare le problematiche dei transgender risalenti all’infanzia. Essi constaterebbero che le problematiche dell’infanzia sono la chiave per identificare i disturbi psicologici soggiacenti che fanno insorgere la disforia di genere. Non dovremmo ignorare in modo selettivo le problematiche dei transgender; esse spesso portano a disturbi psicologici che spingono il 30% di loro al suicidio. Come ex-transgender mi rendo conto che dobbiamo spostare il punto focale della terapia dai fallimenti della chirurgia come trattamento medico a una più efficace applicazione di programmi di trattamento psicologico. Nel trattamento è essenziale conoscere con precisione la differenza tra intersessuali e transgender. Essi hanno bisogno di piani di trattamento molto diversi.

L’intersessualità è una condizione medica ben identificabile, mentre le persone transgender soffrono di una vasta serie di disturbi psicologici, non trattati e non risolti, che vanno dalla depressione all’ansia, dai disturbi bipolari ai disturbi della personalità, per citarne solo alcuni.

Sono almeno due gli studi che provano che i transgender non nascono tali. Il primo studio è stato condotto in Giappone nel 2009[1]; il secondo, del 2013, è dell’Università La Sapienza di Roma[2]. Entrambi gli studi arrivano alla conclusione che i transgender sono in realtà maschi normali, con normali cromosomi Y. Di fatto, lo studio romano afferma che i transessuali non hanno nemmeno una briciola di anomalia nei loro cromosomi. Questo studio ci dice che il transgenderismo è evidentemente il risultato di disturbi psicologici nell’infanzia, non di un difetto congenito di tipo medico.

Voglio sia chiaro a tutti che il dolore dei transgender mi tocca profondamente. So anche che i transgender meritano la nostra più profonda compassione e comprensione. Ma la nostra compassione e comprensione non dovrebbero mai trattenerci dal fornire loro programmi di trattamento psicologico e psichiatrico ben gestiti per aiutarli a risolvere i loro problemi. È necessario smettere di far pensare che un cambiamento chirurgico di genere sia il solo trattamento. Quando induciamo le persone a pensare che sia così, ci rendiamo in realtà complici della manifestazione di un’idea delirante invece di rendere disponibili trattamenti efficaci per risolverla.

Io purtroppo ho imparato tutto ciò sulla mia pelle, dopo che la mia famiglia è stata lacerata dal mio cambiamento chirurgico di genere. Vivevo egoisticamente, in un mondo di delirio. Ma dopo avere vissuto per 8 anni come donna, mi sono reso conto di avere commesso un terribile errore. La mia vita era in rovina e i miei figli sono stati devastati dalla follia del padre. Ho capito davvero troppo tardi come fosse stato sbagliato sottopormi all’intervento chirurgico per essere trasformato da Walt a Laura. È stato assolutamente folle, quindi ora dedico il mio tempo a mettere in guardia altre persone, cercando di dissuaderle dal ricorrere alla chirurgia come trattamento.

Ho iniziato a travestirmi a 5 anni, e a 15 anni pensavo di essere intrappolato nel corpo sbagliato. Come molti transgender non ero omosessuale, ma avevo avuto un’infanzia difficile. Ho subito abusi emotivi, sessuali e psicologici da parte di più membri della mia famiglia. Oggi tutti pensano di risolvere le problematiche di genere attraverso un intervento radicale irreversibile che può essere devastante. La valutazione del mio disturbo di genere è stata fatta molto sbrigativamente. Accade piuttosto comunemente che gli psicologi trascurino le problematiche più profonde. Soffrivo di un disturbo dissociativo che fu diagnosticato e curato solo circa 10 anni dopo la chirurgia di cambiamento di genere, per nulla necessaria. Purtroppo non sono il solo. Accade fin troppo spesso. La mancanza di una corretta diagnosi dei disturbi secondari compresenti, porta a grande rimpianto nei transgender come me.

Proprio nel Maggio di 30 anni fa aveva luogo il mio intervento non necessario. Ero sul tavolo operatorio per essere scolpito esteticamente e trasformato in qualcosa che mai avrei potuto essere. Nessun chirurgo può produrre una donna con il suo bisturi. Dopo tutto, all’epoca ero un uomo di 42 anni.

Penso che siamo in errore indicando la chirurgia di cambiamento di genere per i transgender. Ricevo spesso email da transgender che rimpiangono di essersi sottoposti all’intervento, proprio come io ho rimpianto il mio

intervento di 30 anni fa. Posso testimoniare davanti a tutti voi oggi che la chirurgia non può cambiare né mai cambierà il genere di una persona, né risolverà i disturbi psicologici che sono stati la vera causa della mia disforia di genere.

Ho lavorato per 8 anni come una donna transgender di nome Laura Jensen. È stato proprio durante quel periodo che ho scoperto che l’intervento chirurgico non era altro che un disturbo delirante, non un vero cambiamento di genere. Oggi, 30 anni dopo l’intervento, mi chiedo con preoccupazione perché diamo credibilità a un trattamento chirurgico che conduce a tanti fallimenti e tanti suicidi. È pura follia.

Gli uomini che si sottopongono a trattamenti ormonali e di chirurgia estetica non diventeranno mai donne, non è possibile. Le donne sono un dono che viene solo da Dio per un fine molto speciale e nessun uomo, alterato chirurgicamente o costruito esteticamente, potrà mai diventare la donna che Dio crea per noi.

Ci sono molte persone che, come me, si pentono profondamente del proprio cambiamento di genere, ma la maggior parte di loro è così sopraffatta dalla vergogna che vive rimanendo nell’ombra, senza mai condividere il proprio dolore o il proprio rimpianto. I pentiti aumentano di numero ogni giorno; è stato proprio un chirurgo a riferire di essere a conoscenza di 1500 casi documentati di pentimento. Tante persone, come me, sono state convinte dai loro medici, psicologi o chirurghi che la chirurgia di genere era l’unico trattamento disponibile; ma sfortunatamente scopriamo tutti troppo tardi che è un errore.

Oggi i pentiti cercano aiuto. Ogni mese vedo crescere i visitatori del mio sito sexchangeregret.com. Quest’anno raggiungeremo le 60.000 visite. Sul web vengono postate storie reali di pentimento. Credo che i visitatori del mio sito continuino ogni mese a crescere, diffondendosi nel mondo, perché ci sono sempre più persone che rimpiangono il proprio cambiamento di genere. Molti

uomini mi mandano email, confessandomi in privato di rendersi ora conto che semplicemente non è possibile che un uomo diventi una donna.

I transgender si trovano ad affrontare le conseguenze di tutto ciò. Negli Stati Uniti molti transgender dipendono da un sussidio federale di disabilità. Altri quasi non esistono, vivono ai margini della vita. Questo è ciò di cui sono stato testimone 30 anni fa e oggi non è cambiato molto. Alcuni transgender sono senza tetto, alcolisti e tossicodipendenti depressi che vivono per strada chiedendo l’elemosina o lavorando nei bar topless per sopravvivere. Alcuni invece hanno lavori di responsabilità e conducono vite tranquille, tuttavia anche questi mi dicono che vorrebbero tornare al loro genere di nascita, ma sentono di non potere reggere le pesanti conseguenze se tornassero indietro, al loro genere originario. La verità è che molti sono pieni di dolore e rimpianto ma sentono di non sapere che fare, si sentono impantanati in un delirio di genere.

Cambiare esteticamente l’aspetto di una persona e suggerire che questo sia un trattamento per dei disturbi psicologici e psichiatrici è, dal mio punto di vista, una procedura di trattamento del tutto folle.

Quando si raccontano storie di successo dei transgender, ci si concentra sulla procedura chirurgica, non sulla qualità di vita del paziente o sulla sua capacità di adattarsi socialmente, finanziariamente e psicologicamente al suo nuovo genere scolpito chirurgicamente.

Ho scritto il libro Paper Genders per dire la verità sulle conseguenze di questo intervento.

A poche settimane di distanza gli uni dagli altri, arrivano nella mia casella di posta messaggi di persone pentite che hanno bisogno di incoraggiamento e di essere guidate nel ritorno al proprio genere di nascita.

Abbiamo iniziato oggi indicando 4 bisogni chiave per aiutare i transgender e nel libro Paper Genders troverete indicati gli studi scientifici di suppoprto.

A. Ciò di cui i transgender hanno bisogno è una psicoterapia di qualità, non un’operazione chirurgica ad alto rischio, che può trasformarsi in una vita di dolore e rimpianto.

B. I transgender hanno problemi mentali, tra i quali depressione, ansia, disturbi dissociativi, che contribuiscono al tasso di suicidi che tra di loro è del 30%.

C. I transgender hanno bisogno di psicologi competenti nella diagnosi e nell’erogazione di un trattamento che elimini il loro desiderio di chirurgia di cambiamento di genere.

D. I transgender non nascono così; è necessario che gli psicologi comprendano che il trattamento da loro eseguito può prevenire la chirurgia di cambiamento di genere.

Ora condividerò con voi la mia testimonianza, che si è sviluppata nel corso di oltre 65 anni; la racconto da una posizione di forza, che non è affatto quella di un esterno, per nulla; è quella di un transgender che ha vissuto e lavorato per 8 anni come donna e che ha raggiunto la consapevolezza che la propria personalità di genere era un’idea delirante. Oggi, a 30 anni dall’intervento chirurgico, sono molto preoccupato quando i medici suggeriscono l’operazione come trattamento efficace. Indubbiamente alcuni traggono in un primo momento beneficio dal trattamento; ma nel corso degli anni questo successo si trasforma in pentimento.

So che potreste facilmente dare poca importanza a me e a quanto dico. Quindi, per aiutarvi a capire che non sono il solo a dare questa testimonianza, condividerò con voi uno studio oggettivo condotto su 324 transgender[3]. Questo studio svedese esamina la documentazione medica su un lungo periodo, 30 anni, per verificare gli autentici esiti chirurgici nei transgender.

Lo studio oggettivo di lungo periodo è stato condotto in Svezia, analizzando gli interventi di cambiamento di genere dal 1973 al 2003. Non si tratta di un campione, ma della totalità di coloro che si sono sottoposti all’intervento in Svezia, 324 in tutto. Lo studio è completo perché la Svezia copre tutte le spese e conserva dettagliate cartelle mediche presso l’Istituto Nazionale per la Salute. Per giungere ai propri risultati lo studio si è basato sulle cartelle mediche.

I dati sono stati presi dai registri di dimissioni svedese, tenuto dall’Istituto Nazionale per la Salute, e comprendono la diagnosi alla dimissione, fino a sette diagnosi corollarie, le cause esterne di morbilità e mortalità, i codici chirurgici e l’anamnesi di ogni persona sottoposta a riassegnazione di genere identificata come transessuale. Il trattamento per la riassegnazione di sesso comprendeva la terapia ormonale e l’intervento chirurgico.

Le conclusioni dello studio svedese sono le seguenti: dopo l’intervento di riassegnazione sessuale le persone avevano un rischio di mortalità, di comportamenti suicidari e di problematiche psichiatriche notevolmente superiore al rischio che si riscontra nella popolazione svedese in generale.

Allora, perché continuiamo a proporre o promuovere una procedura che espone la persona sottoposta a riassegnazione di genere a un rischio notevolmente superiore di mortalità, comportamento suicidario e problemi psichiatrici? E ancora, dove sono gli psicologi, che possono intervenire e impegnarsi per un miglioramento dei trattamenti?

Nel corso degli ultimi 40 anni c’è stata molta informazione scorretta e fuorviante. La verità è stata soffocata forse più per motivi politici, mentre molti transgender continuano a perdersi per il suicidio e per il pentimento a seguito degli esiti infelici del trattamento.

La nuova edizione italiana di Paper Genders vi racconterà chi, come, e quando ha dato avvio al cambiamento di genere tanto tempo fa, nel 1948, a partire da Alfred Kinsey.

Dopo Kinsey venne Harry Benjamin e presto alla sua campagna pro-transgender si unì John Money della Gender Identity Clinic (GIC) del Johns Hopkins. Fu nel 1966 che la GIC del Johns Hopkins eseguì il primo intervento di riassegnazione di genere. Tuttavia permaneva un atteggiamento di scetticismo sull’efficacia di questo tipo di chirurgia. Così, a 10 anni dal primo intervento, fu condotto uno studio oggettivo attraverso interviste individuali con 50 clienti dell’Hopkins che si erano sottoposti al cambiamento chirurgico. I colloqui dimostrarono che l’intervento non aveva effetti positivi significativi per i clienti che si erano sottoposti al cambiamento di genere. Di conseguenza la GIC dell’Hopkins venne chiusa alla fine degli anni ‘70.

Notiamo che lo studio dell’Hopkins dava un quadro accurato dei risultati della chirurgia; tuttavia non venne mai accettato dai sostenitori del transgenderismo.

A San Francisco il dott. Paul Walker, psicologo e fautore del transgenderismo, fu membro del primo comitato che nel 1979si riunì per stendere una bozza e preparare gli Standards of Care (protocolli terapeutici). Il dott. Walker non si fece dissuadere dai risultati negativi riportati dallo studio dell’Hopkins e passò a diffondere l’uso delle operazioni di cambiamento di sesso in tutti gli Stati Uniti, sviluppando gli Standards of Care. Fu proprio lui a dare il proprio parere favorevole per il mio intervento, per due volte: la prima nel 1981 e poi nuovamente nel 1983. Fu proprio Walker, che aveva redatto gli Standards of Care, a sbagliare la mia diagnosi, e solo il venir meno della sua salute gli impedì di rilasciare altri pareri favorevoli per interventi di cambiamento di genere inutili.

Ma forse vi chiederete come sono finito nello studio del dott. Walker a San Francisco nell’estate del 1981. Torneremo indietro nel tempo e seguiremo i passi che hanno cambiato la mia vita per sempre.

Avevo 4 o 5 anni e vivevo a Los Angeles, in California. A mia nonna sembrava piacesse vestirmi da femmina. Mi ha perfino cucito un abito da sera in chiffon color porpora. Questi travestimenti ripetuti forse furono i precursori della mia depressione legata all’identità di genere e, anni dopo, della diagnosi di disforia di genere.

È vero, fin dall’infanzia sentivo che dovevo essere nato sbagliato; pensavo che avrei dovuto essere una femmina. Ma i miei problemi non sono finiti con la nonna. Quando avevo 10 anni, mio zio mi toccava e mi beffeggiava, mi abbassava spesso i pantaloni, come se fosse un gioco. Ma a me non sembrava affatto un gioco. Era umiliante, mi feriva emotivamente perché ero così piccolo e non in grado di fermarlo.

Ho combattuto tenacemente per superare i fortissimi sentimenti di volere essere una donna e il mio desiderio di cambiare genere. I pensieri e i sentimenti sul diventare una donna erano una lotta quotidiana. Mi sono dato all’alcooI per far fronte all’ansia. I sentimenti non se andavano, per quanto io ci provassi. Persino dopo anni di matrimonio, due figli meravigliosi, una splendida carriera e un grande successo. Nemmeno tutte le cose belle che la vita aveva da offrire potevano eliminare i maledetti sentimenti relativi al cambiamento di genere, che continuavano a tormentarmi. Alla base del mio delirio di genere c’era in realtà un disturbo dissociativo non diagnosticato. A quel tempo pensavo che cambiare genere fosse possibile e pensai che la chirurgia fosse il solo modo per eliminare quei maledetti sentimenti.

Così è stato poi in età adulta, intorno ai 40 anni, che sono entrato nello studio del dott. Walker per vedere se avrebbe dato il suo parere favorevole per la radicale chirurgia di cambiamento di genere. Lo fece senza tante esitazioni. Non ero un omosessuale, non avevo avuto comportamenti omosessuali, ma lottavo con la mia identità di genere. In età adulta, a 42 anni, dopo il mio divorzio, il chirurgo Stanley Biber eseguì il mio intervento chirurgico nell’aprile del 1983. Sono 30 anni questo mese. Il mio nome e il mio genere cambiarono da Walt Heyer, maschio a Laura Jensen, femmina.

Dapprima dissi che il cambiamento era stato un successo, almeno dal punto di vista chirurgico. Ma i problemi psicologici restarono irrisolti dopo il cambiamento di genere. Ci sarebbero voluti circa 6 anni di sobrietà, nei quali ha avuto luogo anche un incontro con Dio nella preghiera, per iniziare il processo di recupero. Quella potente preghiera aprì i miei occhi e io compresi che la chirurgia era stata un terribile errore; ma essa aprì anche il mio cuore a Dio. Lui era lì, per risanare la mia vita infranta. Sì, era stato un errore mettere la mia vita nelle mani di un chirurgo. Ho imparato che le sole mani a cui dovremmo affidare la nostra vita sono le mani di Dio. Nessun chirurgo con un bisturi ha il potere di cambiare il genere di qualcuno, ma Dio può guarire le vite infrante dalla chirurgia; certamente ha guarito la mia vita. Così oggi, a 72 anni, sono qui davanti a voi, ricolmo della potenza di Gesù Cristo, con la conoscenza diretta che il cambiamento di genere, quando viene proposto come terapia, resta forse la più grande frode mai perpetrata in medicina.

Sono qui, come testimone della verità; ho deposto oggi la mia testimonianza di quanto sia un inganno pensare che un uomo può cambiare genere con un bisturi. Il vero potenza risanante è Gesù Cristo. Lui è pronto, con le braccia aperte, per risanare i nostri pensieri infranti e distorti e le nostre vite distrutte. Io ne sono la prova, oggi, qui di fronte a voi, risanato da Dio, con la forza della verità, e ora sono l’uomo che Dio ha fatto. Sì, Walt Heyer, maschio, risanato dalla potenza, la grazia e l’amore di Gesù Cristo.

Grazie per avermi permesso di essere qui a condividere con voi la mia vita in questo Paese meraviglioso che è l’Italia.

[1] Prog Neuropsychopharmacol Biol Psychiatry. 2009 Oct 1;33(7):1241-4. “Association study of gender identity disorder and sex hormone-related genes”.
Ujike H, Otani K, Nakatsuka M, Ishii K, Sasaki A, Oishi T, Sato T, Okahisa Y, Matsumoto Y, Namba Y, Kimata Y, Kuroda S.
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